Fare rete al Feminist Blog Camp

Scritto da Francesca Sanzo   // novembre 2, 2011   // 1 Commento

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 [questo post è collegato al racconto più personale dei begli incontri al Fem Camp sul mio blog narrativo Panzallaria.com]

Il 29 ottobre 2011 sono stata al Fem Blog Camp di Torino.

Un’occasione per fare rete, conoscere tante delle persone, associazioni, blog che si occupano di questioni di genere, ruolo della donna in Italia e stereotipi e uscire dal web, guardandoci negli occhi. Con Giorgia Vezzoli – amica e collega – abbiamo voluto portare una proposta da condividere, ovvero la possibilità di fare uno studio di fattibilità per la realizzazione di una piattaforma web che funzioni come aggregatore di contenuti per promuovere tutte le realtà che si occupano di questi temi.

Secondo noi la capacità di fare massa critica senza elidere differenze, passa anche attraverso uno strumento che permetta di “contarci”, di promuovere gli eventi sui territori e di evitare sovrapposizioni di progetto, figlie inevitabili della dispersione di una rete in cui non esistono centri ma soltanto periferie.

La cittadinanza attiva passa oggi attraverso la consapevolezza che Internet diventa un moltiplicatore di informazioni (e dunque di eco) ma che spesso può anche calmierare il dissenso, contenendolo nello spazio di un “Like”. Disporre di uno strumento che possa gelocalizzare eventi e iniziative, promuovere specificità ma anche mostrare la coralità, potrebbe sostenere la partecipazione attiva di molti più cittadini.

Nell’attesa di capire se è percorribile uno studio di fattibilità per una piattaforma condivisa, oggi ho rilanciato in lista un’idea che mi occupa la mente da questa estate, ovvero la possibilità di individuare un TAG PER LE DONNE che sia abbastanza generico, semplice e contenitore di differenze da poter essere usato come hashtag (#) su twitter. Se in molti rilanciamo i nostri contenuti usando lo stesso hashtag, abbiamo più speranza che possa diventare un tema di tendenza  e che quindi, per effetto di serendipity, possa emergere anche nelle bacheche di chi non si occupa di questi temi, includendo nella discussione.

Sempre in termini di cittadinanza attiva, del Fem Camp mi è piaciuto molto il fatto che sia stato costruito dal basso, senza una regia univoca ma con un serrato dialogo attraverso una mailing list condivisa. I temi erano tutti di spessore, forse troppe cose interessanti contemporaneamente, e la partecipazione aperta a tutti e con una spesa minima anche per pranzo e cena.
L’accoglienza delle diversità da parte di tutti è stata altissima e il clima era molto propositivo.

Il Fem Camp mi ha dimostrato una volta di più che i legami della Rete vanno fortificati sul territorio per potere agire, se no rimangono spesso solo desiderata che non riescono a concretizzarsi a causa della mancanza di coesione umana. Da quando ho dato vita alla community di Donne Pensanti promuovo l’incontro tra le persone sul territorio, nei luoghi, specie in quelli meno praticati dalla cultura, ma non è facile e spesso si cerca di aggirare l’attivismo ad alto potenziale rimanendo sul divano. Ma l’esperienza insegna che le rivoluzioni culturali non si fanno dal divano.

E in questo momento abbiamo bisogno di investire tutti un po’ del nostro tempo per recuperare una dimensione umana meno granitica, stereotipata e individualista.

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