Home page del sito dell’azienda Fiorucci: le donne si cliccano

Scritto da Francesca Sanzo   // maggio 4, 2011   // 14 Commenti

Andate a questo indirizzo: http://www.fiorucci.it/index.php?lingua_fiorucci=1 E’ la home page italiana del sito di una nota casa di abbigliamento: Fiorucci. Sono rappresentate donne e bambine. Ognuna di loro è “cliccabile”. Se volete accedere alla pagina dei contatti dovete cliccare sulla signorina nuda che copula con Babbo Natale, proprio lì accanto alla signorina in pantaloncini di cui vediamo solo il deretano. E’ una home page in cui il corpo della donna non è solo strumentalizzato, ma è anche strumento.

Chi pensa che sia una rappresentazione un po’ svilente quella che offre questo template grafico, può segnalare. Ma a chi? Io ho segnalato allo IAP e ho inviato una mail anche ai due indirizzi a cui si arriva facendo copulare la ragazza nuda e babbo natale, ovvero info@fioruccidesign.itinfo@margaritapr.it

Ecco cosa ho scritto:

 

 

Buongiorno,

ho appena segnalato allo IAP (Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria) il link al vostro sito. In Home Page rappresentate la donna in maniera molto svilente e non avete trovato miglior modo per esplicitare la metafora “Contatti” di quella dell’accoppiamento di un uomo vestito e una donna nuda. L’ironia è altro, anche la provocazione intelligente. Questa sembra semplicemente l’ennesima dimostrazione di come alcuni creativi abbiano scelto di rappresentare la donna in un Paese dove gli stereotipi di genere hanno la meglio in qualsiasi ambito. Oltre alla segnalazione, non acquisterò più prodotti a marchio Fiorucci e inviterò anche gli amici a farlo, fino a quando non penserete a una comunicazione on line più etica e meno stereotipata.

(firma)

Se volete potete usare lo stesso testo.


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14 COMMENTS

  1. per H2O, maggio 4, 2011

    Segnalo!

  2. per Carlo A., maggio 5, 2011

    Fatto anch’io…

  3. per Mammamsterdam, maggio 5, 2011

    Io gli ho mandato questo:

    “Elio Fiorucci era il mio mito quando avevo 14 anni. Siccome nel frattempo ne sono passati una trentina, e non vedo alcuna evoluzione, anzi, semmai il contrario, nelle figure di donne cliccabili dal vostro sito, intanto lo segnalo all IAP. E spero che al più presto la vostra azienda torni a quella che era la vera forza creativa del marchio Fiorucci degli esordi, e non a queste rufffianate gratuite e svilenti che presuppongono un interlocutore allo stadio intellettuale del gorilla. Ma mi concedo lo spazio mentale per dubitarne fortemente.

    Buon lavoro, io intanto come consumatrice vi evito come la peste per me e per i miei figli.”

    Per fortuna l’ epoca delle delusioni per il crollo dei miti di gioventù l’ ho superata all’ asilo.

  4. per Elena, maggio 9, 2011

    Fatto! (e opportunamente diffuso a molti amici)

  5. per ControCornice, maggio 9, 2011

    Mi sembra doveroso! Dedico tanto del mio tempo al mio blog “www.controcornice.it” sull’argomento che non possono non scrivere.
    ControCornice lavora appunto l’obiettivo di scuotere le coscienze e liberare le donne dal ruolo di cornice del mondo maschile per raggiungere una armonia di genere!

  6. per Serena, maggio 11, 2011

    Fatto!

  7. per Sara Mattarelli, maggio 12, 2011

    segnalato anche io

  8. per alessia dal bello, maggio 12, 2011

    fatto!
    è una guerra continua…ma non ci fermano!

  9. per laurap, maggio 14, 2011

    la moda di rifarsi la vagina con la chirurgia estetica

    http://womanjournal.wordpress.com/2011/05/14/dottore-mi-faccia-la-barbie-vagina/

  10. per Fiorucci Design Office, maggio 18, 2011

    Gentili Signori,
    ci dispiace molto vedere che non sia stato colto il significato delle immagini presenti sul nostro.

    Le immagini a cui fate riferimento sono parte del nostro archivio storico, e risalgono- ben rappresentandoli – agli anni ‘70.
    Esse erano già allora state utilizzate in modo assolutamente anti-convenzionale, gioiosamente e ironicamente sensuale; in molti casi erano state concepite e selezionate dalle stesse componenti femminili del team creativo che contornava allora Elio Fiorucci.

    L’intenzione della Fiorucci è sempre stata quella di valorizzare il corpo femminile attraverso gli abiti e ha voluto esprimere lo stesso concetto nelle proprie campagne pubblicitarie, comunque sempre rispettose della donna, rappresentata in pose osè, ma mai volgari, passive o succubi.

    Cordiali saluti

    Fiorucci Design Office

  11. per Francesca Sanzo, giugno 16, 2011

    Ecco come è andata a finire. Lo Iap ha appena risposto così (che in parole povere significa che pur essendo lesivo, loro non possono fare nulla):

    Con riferimento alla segnalazione in oggetto desideriamo informarLa che il Comitato di Controllo, esaminato il caso, ha deliberato di emettere ingiunzione di desistenza per violazione degli artt. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – e 11 – Bambini e adolescenti – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

    Tuttavia in ragione dell’estraneità dell’inserzionista al sistema autodisciplinare e del mancato utilizzo di mezzi di diffusione appartenenti all’Autodisciplina (il sito internet dell’inserzionista sfugge alla competenza dell’Istituto perché non è ricollegabile ad alcun ente tenuto all’osservanza del Codice), il Comitato di Controllo ha dovuto procedere alla revoca del proprio provvedimento.

    RingraziandoLa per la considerazione, l’occasione ci è gradita per porgerLe i nostri migliori saluti.

    La Segreteria

  12. per Stefano Castelli - Donnepensanti, giugno 16, 2011

    Siccome (giustamente!) il Fiorucci Design Office è intervenuto pubblicamente con un testo praticamente identico a quello che ho ricevuto via email, posso altrettanto pubblicamente mostrare le mie considerazioni in merito, quindi incollo di seguito quanto ho già loro risposto per via privata:

    —————

    Il fatto che l’immaginario presentato sia quello storico di Fiorucci è perfettamente evidente, così come l’essere “vintage” la fonte e l’idea di base della composizione. In questo senso l’operazione coglie nel segno.

    Quel che “perplime” in realtà è l’opportunità di utilizzare un certo tipo di immaginario in un Paese e un momento storico che ha fatto della donna null’altro che la sacra triade di una rappresentazione banalizzata e svuotata di realtà: mammina felice, donna in compulsiva carriera, prostituta seduttiva (o “escort”, come usa ora).

    Quel che passa il convento, a livello di politica, pubblicità e comunicazione (gli elementi pubblici che maggiormente influenzano, alimentano e dirigono l’immaginario collettivo) è in questi anni un’idea di donna totalmente stereotipata. Non starò qui a fare l’ennesimo blablabla a proposito della responsabilità sociale delle aziende e dei loro mezzi di comunicazione.

    Sono cose ben note: il “Manifesto deontologico dell’Art Directors Club”, promosso da alcuni tra i maggiori creativi italiani nel mondo dell’advertising, tra cui Annamaria Testa, richiama 7 principi a cui ispirarsi in pubblicità: onestà, bellezza, appropriatezza, stereotipi, rispetto, corretezza, intelligenza e pudore.

    Faccio mie le motivazioni iniziali: “Noi soci ADCI siamo consapevoli del fatto che la comunicazione commerciale diffonde modi di essere, linguaggi, metafore, gerarchie di valori che entrano a far parte dell’immaginario collettivo: la struttura mentale condivisa e potente, tipica della culture di massa, che si deposita nella memoria di tutti gli individui appartenenti a una comunità, e ne orienta opinioni, convinzioni, atteggiamenti e comportamenti quotidiani. Il nostro mestiere è raccontare le offerte dei nostri clienti attraverso narrazioni efficaci. Ironia, humour, paradosso, appartengono al patrimonio storico del miglior linguaggio pubblicitario. Sono, fra i molti tratti distintivi della pubblicità, forse i più popolari e apprezzati, se e quando vengono impiegati con competenza, precisione e misura. Per questo crediamo, come professionisti e come individui responsabili, di dover assumere, condividere e promuovere un insieme di princìpi che servano da positivo fattore di sensibilizzazione e orientamento etico per chi, ogni giorno, crea e diffonde linguaggi e simboli. Ad animarci non è un intento censorio, che non ci appartiene, ma il desiderio di portare un contributo positivo alla crescita, non solo materiale ma anche culturale, di questo paese”.[http://www.nuovoeutile.it/pdf/manifesto_deontologico_Adci.pdf]

    Il fatto che le immagini siano state concepite da donne negli anni 70, non è una garanzia in sé: era un altro momento, altra storia, altro contesto, altri attori, altro immaginario.

    Credo sia superfluo indicare a professionisti della comunicazione come (perdonate il paragone volutamente fuori scala) “arbeit macht frei”, che in tedesco è una frase piana ed anche intrisa di un certo positivismo calvinista, non si possa più usare con leggerezza dopo i lager nazisti.

    Capisco forse l’intento di riassumere il percorso dello stile Fiorucci attraverso gli anni, ma secondo me qui si è mancato per quanto riguarda appropriatezza, contesto, senso storico: la medesima espressione, in ambiti e contesti diversi, è diversa, e differente l’effetto che ottiene sul pubblico.

    Negli anni Settanta una composizione come questa avrebbe avuto un dirompente effetto di straniamento culturale, oggi ne ha un altro, e – dispiace dirlo – contribuisce al consolidarsi di un immaginario femminile tutt’altro che “anti-convenzionale [...] gioiosamente ed ironicamente sensuale”.”

  13. per Stefano Castelli - Donnepensanti, giugno 16, 2011

    Qualche altra considerazione di merito:

    aggiungo che mi è stato anche gentilmente spedita una copia pdf del libro “Fiorucci Story”, da cui provengono le immagini: quella su cui ci stiamo focalizzando è a pagina 43, ed è opera di Toscani, che negli anni – almeno a mio parere – si è dimostrato ben più un furbacchione della comunicazione “colpisci con un maglio e lascia che se ne parli”, piuttosto che un vero innovatore/artista/rivoluzionario dell’immagine.

    Comunque la si pensi sul fotografo, restano alcune cose.

    L’immagine originale è dotata di una didascalia dai doppi sensi erotici ma ironica (“A qualcuno piace caldo? Ecco il più impudente dei Santa Claus, quello di Oliviero Toscani. E chi, invece, lo preferisce… “cool”? Allora basta un bel ghiacciolo. Ma allora, non c’è davvero niente di sacro?”), che manca per forza di cose nel patchwork del sito, eliminando il concetto di contesto originario (e questa è la prassi del pastiche pop art, quindi niente sorprese), ma – ed è questo a mio avviso l’errore – toppando completamente nella sensibilità rispetto al contesto ATTUALE.

    Inoltre, aggiungere il concetto di contatti (per quanto scontato) sull’immagine mi pare una scelta infelice.

    Aggiungiamo, inoltre, la ragazza alla pecorina subito a fianco e il nuovo contesto non brilla certo per innovazione o trasgressività (che invece traboccano dal bel libro sulla storia del Marchio).

    L’ultima immagine del libro (pagina 61, una ragazza con i guantoni da boxe – http://www.donnepensanti.net/Contatti.jpg), poteva dare altrettanta metafora dei contatti, ma giocarsela sul terreno del giocoso scontro e della forza del femminile, mentre si è scelto di dare risalto alla passività un po’ trita da soft porno del “cliccami tutta”.

  14. per Stefano Castelli - Donnepensanti, giugno 21, 2011

    Aggiornamento finale in merito alle competenze giurisdizionali dello IAP, giunta oggi:

    alla mia domanda di merito sulla revoca del provvedimento:

    “in che modo il sito internet dell’inserzionista “non è ricollegabile ad alcun ente tenuto all’osservanza del Codice” ? [...] se chi ha fatto una certa comunicazione non aderisce (http://www.iap.it/it/asso.htm) allo IAP direttamente o tramite ulteriori associazioni firmatarie, non ha alcun obbligo. Ergo, se Fiorucci / Fiorucci Design non aderiscono allo IAP direttamente – o indirettamente tramite Fedoweb o IAB Italia – non sono tenute al rispetto del codice, e i provvedimenti sono di fatto fuori giurisdizione. E’ questa la motivazione della revoca?”

    ecco la conferma ufficiale della Segreteria dello IAP:

    “Sì, se l’inserzionista non aderisce direttamente all’IAP oppure indirettamente, anche tramite l’utilizzo di un mezzo di diffusione pubblicitaria che appartiene al sistema, il provvedimento autodisciplinare è fuori giurisdizione.”

    ergo: l’infrazione è stata rilevata, ma siccome Fiorucci Design non fa parte di elementi riconducibili allo IAP, l’Istituto stesso non può farci nulla.

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