Pubblicità svilente a Sanremo: mail bombing

Scritto da Francesca Sanzo   // aprile 21, 2010   // 80 Commenti

Ne faccio volentieri a meno, grazie

Ne faccio volentieri a meno, grazie

Lorenza, su Facebook, segnala questa immagine che ha fotografato a San Remo.

Siamo alle solite: il corpo di una donna è usato come “amo” in maniera svilente e offensiva.

Ma oggi noi abbiamo una grande possibilità: diciamo la nostra con un mail bombing all’Azienda che ha ideato questo geniale messaggio.

Ognuno di noi scarichi la foto, la alleghi a un messaggio (oppure metta il link a questo post) e mandi il testo che copio sotto, firmandolo in fondo,

ai seguenti indirizzi web (che ho trovato sul sito dell’azienda e che quindi sono pubblici):

gianluca.g@digigraphica.net
maria.r@digigraphica.net
gabriele.r@digigraphica.net
amministrazione@digigraphica.net
  • gianluca.g@digigraphica.net
  • maria.r@digigraphica.net
  • gabriele.r@digigraphica.net
  • amministrazione@digigraphica.net

Ecco il testo della mail:

Buongiorno a tutti voi di Digigraphica.it,

un utente di Facebook ha postato la foto che sta facendo il giro di quel social network e che ritrae uno dei vostri cartelloni promozionali  affissi a San Remo-  e che trovate in allegato – di fronte alla quale sono (siamo) rimasta senza parole.

Viviamo in un Paese dove la mercificazione del corpo femminile e lo svilimento della donna è all’ordine del giorno e purtroppo la vostra infelice scelta dimostra che avete sposato anche voi questo trend, di guadagno sicuro.

Però viviamo anche in un’epoca dove la viralità della Rete – per fortuna – agevola il passa parola.

Vi ricordo anche lo stesso Presidente Napolitano ha recentemente dichiarato che:

“Uno stile di comunicazione che offende le donne “nei media, nelle pubblicità, nel dibattito pubblico può offrire un contesto favorevole dove attecchiscono molestie sessuali, verbali e fisiche, se non veri e propri atti di violenza anche da parte di giovanissimi” (fonte Ansa)  e che come voi stessi dichiarate sul vostro sito:

“Anche gli oggetti, le posture, gli atteggiamenti, il modo in cui ci vestiamo e ovviamente il modo in cui parliamo comunicano qualcosa di noi”.

Bhè, quello che state comunicando delle scelte e della serietà sociale della Vostra Azienda ci sembra abbastanza opinabile!

Cordialmente

Firma

Continuate a segnalarmi con foto o link questo genere di campagne e procediamo con azioni di massa che facciano sentire la nostra voce.  Da soli siamo un granello, ma tutti insieme contiamo molto e vi assicuro che le Aziende sanno quanto una cattiva pubblicità possa minarne la credibilità!


Tags:

corpo

discriminazioni

mail bombing

stereotipi


Articoli simili

80 COMMENTS

  1. per Panzallaria, aprile 23, 2010

    @claudio: se avrai la voglia di venire qui: http://donnepensanti.ning.com ti accorgerai che abbiamo istituito un laboratorio permanente proprio per segnalare abusi in tutte le forme, per ciò stai tranquillo che la nostra mobilitazione è assolutamente trasversale ai Media. Detto questo, non si tratta di pudicizia (l’essere pii non vedo poi cosa c’entri, io per esempio sono atea)ne’ di perbenismo.
    Vi consiglierei di vedere il documentario “Il corpo delle donne” che trovate in rete e che spiega bene come in maniera diffusa, sottile ma molto pervasiva, ormai si fa ricorso al corpo delle donne in maniera totalmente “abusiva”. Non è un culo a scandalizzarci ma l’associazione culo + messaggio: “questo sarà tuo”. Lo capirebbe (e purtroppo lo capisce) anche un bambino che questa pubblicità (che per altro non vende costumi da bagno ma spazi pubblicitari!) gioca sull’ambiguo messaggio.

    Comunque, per tornare alle mobilitazioni, tranquillo che una cosa per volta, ci mobilitiamo in maniera precisa, per segnalare e dibattere su questi temi.

    In ultimo: un manifesto per strada LO VEDONO TUTTI e per ciò aggredisce lo sguardo di chiunque, anche senza bisogno di comprare un giornale. Il rotocalco se lo compra chi vuole. Direi che anche questo fa un po’ di differenza.

    Grazie di essere passato a discutere con noi

  2. per Claudio, aprile 23, 2010

    Cara Panzallaria, grazie della risposta finalmente posta in termini civili ed educati, a differenza di altre dirette al Sig. Gabriele, piene di parole gratuitamente offensive tipo: omuncolo, animale, squalo psicopatico etc..etc. E’ vero che il manifesto è visibile a chiunque vi passi accanto, mentre i settimanali, li devi comperare, ma passando davanti alle edicole non ha mai notato in bellavista i DVD porno con immagini molto ma molto più esplicite di questa ? E ribadisco: dei programmi televisivi, come la Pupa e il secchione, dove si evince che siete considerate solo per la bellezza e non certo per l’intelligenza, ne vogliamo parlare?
    Questo sì che lo trovo offensivo ed estremamante grave nei confronti della donna.
    Per cui ribadisco: fate le “guerre” laddove abbiano un senso e non per delle stupidate, perchè correte il rischio di perdere di credibilità e di essere giudicate persone che odiano la “razza uomo” a prescindere. Non vogliate a tutti i costi indossare i panni di vittime anche quando vittime non siete, perchè alla lunga questo ruolo può divenire pesante e antipatico.

  3. per Panzallaria - Francesca Sanzo, aprile 23, 2010

    @claudio: intanto preciso per correttezza (quando sono collegata succede sul profilo panzallaria, ma qui mi conoscono più nella mia vera identità) che sono francesca sanzo (ideatrice di donne pensanti).
    Credo che il dialogo DEBBA essere fondato sulla gentilezza e sull’ascolto reciproco e mi offendono ugualmente coloro che – e le assicuro sono tanti – hanno derubricato la nostra presa di posizione come “le solite femministe bigotte” che coloro che usano parole offensive nei confronti di altri.
    Premesso questo, sulla Pupa e il Secchione ci stiamo già attivando.
    Però non capisco perché questa è una “stupidata” che ci fa perdere di credibilità mentre la pupa e il secchione no.
    Cioé, entrambe le cose, in forma diversa, non sviliscono un po’ la donna?

    A me pare di si.

  4. per supermambanana, aprile 23, 2010

    caro gabriele,

    la sua risposta, di cui la ringrazio molto, non è comune avere un interlocutore purtroppo, è oltremodo interessante perché mette in luce il cuore del problema. Lei non vede. Forse ha ragione, forse no, sa, mi piace pensare, quando sono ottimista, che siamo in fase transitoria, in una fase di “paradigm shift”, mi perdoni l’inglesismo. Vogliamo metter da parte la questione femminile? Possiamo, non ci sono problemi: ma quand’anche la accantonassimo per un momento, il senso di dissonanza che comunica questo manifesto non sparirebbe. Provo a spiegarmi lanciandomi in una analogia. Ha presente del periodo quando, secoli fa, far rumori corporali a tavola era non solo non maleducato ma anche segno di approvazione e galanteria verso il padrone di casa? Ecco. Se uno di questo secolo si fosse seduto a quei deschi e avesse iniziato a pontificare sull’opportunità del peto, il padrone di casa e i suoi ospiti lo avrebbero guardato in totale stupore. Perché, loro, non avrebbero capito la manfrina. Loro, NON VEDEVANO, appunto. Ci sarà stato un momento, chissà come e quando, di paradigm shift. Un momento in cui siamo traghettati dall’altra parte in termini di galateo a tavola. Nel periodo intorno a quel momento, ci saranno stati quelli che avevano ormai acquisito la sensibilità di dire che il peto era sconveniente, insieme a quelli fedelmente ancorati alla sana tradizione degli antichi. Ora, a distanza di secoli, il problema non si pone, almeno nel nostro stanco occidente. La cosa è acquisita: il peto a tavola è sconveniente. Non è falso moralismo, non è pudicizia, è soltanto che siamo andati oltre, abbiamo altri modi di esprimerci e comunicare, per fortuna. Io penso, con tutto il rispetto, che lei sia ancora in epoca-peto, e forse non si rende conto che queste immagini, per molti (e molti!) dei suoi interlocutori sono altrettanto rozze e grossolane di un rumore corporale. Non sono piu’ segno di opulenza e grazia, sono proprio brutte, son sconvenienti, son qualcosa che non si dovrebbe fare, se uno fosse educato a modo. Non se l’abbia a male, quindi, se le facciamo presente il nostro moto di disgusto. E se poi consideriamo che sono quasi esclusivamente femminili, queste immagini, ecco che la questione femminile che avevamo fatto uscire dalla porta ritorna prepotente dalla finestra, perché se un peto è sconveniente di per se, quando lo si chiede soltanto ad una categoria diventa anche svilente e degradante. E rifiutarsi di farlo, o denunciarlo, diventa un dovere morale, non solo una forma di galateo. Nella speranza che il paradigm shift non sia troppo lontano ormai (vero, Max e Claudio?), la saluto cordialmente.

  5. per Antigonexxx, aprile 23, 2010

    Mi sa che tutti questi commenti negativi su questo tipo di iniziative dimenticano un aspetto cruciale: la crescita e l’educazione delle bambine.

  6. per Antigonexxx, aprile 23, 2010

    L’educazione delle bambine è un problema poco importante?Davvero queste proteste sono futili oppure nella prospettiva della crescita delle generazioni future acquistano una nuova luce?quella che le rende proteste non solo utili ma anche necessarie?

  7. per Claudio, aprile 23, 2010

    Cara supermambanana, mi permetta brevemente: il peto a tavola è sconveniente, come lei giustamente ricorda, ma è forse un reato ? Qualcuno si potrà offendere e qualcun’altro ci riderà sopra. Vuol dire che se alcuni dei commensali si ritterranno offesi, liberi di andarsene come siete liberi voi di criticare il modo di comunicare del Sig. Gabriele, purchè non si cada nelle offese.

  8. per Panzallaria, aprile 23, 2010

    @claudio: nessuno – mi pare – ha offeso qui il sig. Gabriele. Stiamo discutendo. Ci si confronta. E come dici tu, claudio, stiamo esercitando liberamente il nostro spirito critico e la possibilità di sentirci svilite da un messaggio in cui la monetizzazione e un culo vengono associati. il culo è di una donna, fosse stato di un uomo sarebbe stata comunque discultura. ma è di una donna. sospetto che quello di un uomo avrebbe attratto meno potenziali clienti

  9. per Claudio, aprile 23, 2010

    Cara francesca sanzo (ideatrice di donne pensanti),
    se lei non percepisce la differenza tra la pubblicità sul manifesto di Sanremo e il programma de “la pupa e il secchione” mi pare inutile continuare a discutere. Penso che come fanno apparire le donne in quel programma sia imparagonabile a tutto il resto.
    Quindi tutti addosso al Sig. Gabriele e come una certa pubblicità menziona: vi piace vincere facile !!!!

  10. per Claudio, aprile 23, 2010

    Cara Francesca ,
    assolutamente non critico nulla delle sue affermazioni, nè i toni nè il contenuto. è così che ci si deve confrontare.

  11. per Panzallaria, aprile 23, 2010

    @claudio: mi sembra un po’ capzioso e manipolatorio il suo commento per ciò non mi dilungherò che mi sembra che non ci sia volontà di confronto e ascolto. Non stiamo facendo una guerra e non c’è nulla da vincere. stiamo solo tentando di far emergere qualsiasi forma di comunicazione svilisce le donne e ribadisco, programmi orribili come quello e pubblicità come queste la sviliscono. A casa mia lo svilimento non è quantificato in maggiore o minore grado no?

  12. per polly, aprile 23, 2010

    la prima impressione che ho avuto di questo slogan, che definire svilente è eufemistico, è stata: “si rivolgono alle donne, vorrebbero farci credere che tutte desideriamo un culo così, che ci renderebbe forse più…scopabili? il solito, triste e abusato retaggio della televisione e della pubblicità che ci dice: tu vuoi una cucina xxx, tu vuoi un ferro da stiro yyy, tu vuoi essere figa.”
    poi ho cliccato, sono entrata in DP e ho osservato meglio il cartellone. E’ allucinante, si stanno rivolgendo agli uomini: tu vuoi possedere quel bel culo.
    E’ una cosa raccapricciante e svilente anche per l’uomo, considerato alla stregua di un animale da riproduzione.
    E poi il tutto è di una volgarità veramente vergognosa.

  13. per Panzallaria, aprile 23, 2010

    @claudio: se vorrà continuare a seguire il nostro lavoro vedrà che cercheremo di occuparci di tutte le segnalazioni arriveranno (tv, cartellonistica, ecc). Si tratta di impegno volontario, per ciò ci scusi se non siamo abbastanza veloci ed efficienti come lei ci vorrebbe ;-) Le consiglio di osservare di nuovo attentamente la pubblicità del signor Gabriele e chiedersi insieme a noi cosa c’entra un culo con “questo è tuo”. Può essere ironia, è vero, ma è evidente che è ironia giocata sull’ambiguità sessuale che suscita. A chi piace vincere facile dunque?

  14. per francesca passerini, aprile 23, 2010

    E basta. Che si viva la propria vita sessuale in maniera personale, profonda, libera e, possibilmente, matura.
    Certo per tutti il piacere sarebbe meno superficiale ed effimero.
    A me vien da dire…poverino il maschio che ha bisgno di vedere il culo sul cartellone e riderne con l’amico. Probabilmente non ha mai avuto uno tutto suo a cui affezionarsi. O una donna (o uomo) che si affezioni al suo. E povera quella donna che si lascia identificare con il solo deretano.
    Bello l’Amore quando e’ un tutt’uno con piacere RECIPROCO e rispetto RECIPROCO.
    (By the way….”sono stata in Finlandia, paese sessualmente molto free… non esistono cartelloni in giro con donne seminude e in tv non passano sto genere di cose…a buon intenditor…” commento di Alberto letto in “Informare per resistere” e che sottoscrivo=)

  15. per supermambanana, aprile 23, 2010

    non e’ reato, infatti. Nessuno vuol mettere in galera nessuno. Cerchiamo solo un modo di far capire, visto che evidentemente non si capisce, il senso di fastidio.

  16. per laura a., aprile 25, 2010

    Ciao a tutte, segnalo che L’UDI sta portando avanti una campagna contro le pubblicità offensive a cui è possibile partecipare in vari modi. Di tutte le iniziative che verranno intraprese hanno in programma di fare dei Quaderni Bianchi da portare a Bruxelles:
    http://unionedonne.altervista.org/index.php/campagne/immagini-amiche.html

  17. Pingback : Skip blog » Sul cartellone pubblicitario a Sanremo

  18. per dol, aprile 27, 2010

    E semplicemente un’altra ( di miglaia ) pubblicità fatto da persone senza un pizzico di fantasia nè grande individualità. Che tristezza!

  19. Pingback : Ultime notizie da Sanremo: l’Assessore si muove ma solo perché il cartellone è abusivo | Donne Pensanti

  20. per Martina, aprile 29, 2010

    Incredibile, sono capitata su questa notizia x caso.. ennesima pubblicità destinata ad un pubblico esclusivamnte maschile: cosa me ne frega, a me che sono donna, di un culo femminile? Cioè, vendono solo agli uomini? Cos’è, un dopobarba?
    Dove sta la sede di questa agenzia di grand’uomini?
    Altro che mail bombing, andiamo ad aspettarli all’entrata!
    Facessero i “creativi” con il culo delle loro nonne…
    La devono smettere, non se ne può più.

  21. per freak, aprile 29, 2010

    State ancora a discutere con gente come Claudio?
    Che mi dia il suo indirizzo: vado a spaccargli la faccia.
    Ne ho piene le ovaie, è ora di usare la violenza.
    Tanto questa gente non capisce altro.

  22. per Mauro, aprile 29, 2010

    @ freak e Martina
    credevo che il sito si chiamasse donnepensanti, non credo che i vostri commenti fossero coerenti con ciò che si propone questa iniziativa, già a partire dal nome. “Ne ho piene le ovaie, è ora di usare la violenza” sembra quasi scimmiottare una ben nota espressione marcatamente machista; non mi sembra un gran risultato.

  23. per francesca sanzo - panzallaria, aprile 29, 2010

    @freak, martina: in effetti concordo con Mauro. I vostri commenti sono violenti e quello che si prefigge donne pensanti è invece il dialogo e la possibilità di sviluppare spirito critico su questi temi che purtroppo sono lo specchio di una grave emergenza culturale italiana che riguarda tutti, donne e uomini. Ci piace la pluralità dei punti di vista ma ricordo a tutti che se si travalica, non è nelle nostre corde, per cui ulteriori commenti di questo genere verranno cancellati.

  24. per freak, maggio 3, 2010

    Certo, dialoghiamo…
    la violenza genera violenza, come ha detto qualcuno più grande di me.
    Dopo essere stata molestata da bambina e violentata da grande, mi si chiede di dialogare, pacatamente, ragionevolmente.
    Nessuno dei due uomini che hanno abusato di me ha subìto la benché minima conseguenza: dialoghiamo.
    Guardare immagini che invitano ad usare il corpo di una donna, come è stato usato il mio, è violenza, è oppressione, e io non ho nessuna pietà per chi ne fa uso a fini pubblicitari: si, arriverei anche al punto di spaccargli la faccia.
    Ci mettessero il loro, di culo.

  25. per freak, maggio 3, 2010

    Chiediamoci che effetto hanno queste immagini sulla coscienza di un adolescente che ha appena costretto la sua ragazza ad un rapporto.
    Come può questo inquinamento visivo non contribuire a “giustificare”, se non a incentivare, l’uso e l’abuso della donna?
    Cosa succede nell’inconscio di un ragazzo che fin da piccolo si abitua a considerare normali queste immagini? Che uomo diventerà?
    E’ giusto veicolare impunemente questi messaggi, giustificandosi con un “non è illegale”?
    Beh, sapete cosa vi dico? Se non è illegale, dovrebbe esserlo.
    PS
    Scusate i post a raffica, non voglio impestare il blog, ma la violenza di questi spot mi colpisce da vicino, e ancora più mi fa infuriare la cecità di chi (soprattutto se maschio) non vuol vedere quanto sia grave il problema, e che parla superficialmente di censura e moralismo. Ho finito.

  26. per Panzallaria - Francesca Sanzo, maggio 3, 2010

    @freak: mi rendo conto che per chi è passato da una violenza sia particolarmente difficile e duro rapportarsi con immagini tanto lesive della donna come persona e trovi in questo gruppo totale accordo sul fatto che si tratti di una gravissima emergenza culturale. Proprio per questo ogni giorno cerchiamo di fare resistenza attiva. La strada del dialogo è la scelta che facciamo anche per differenziarci: rispondere a immagini violente con slogan o azioni violente renderebbe vana la lotta quotidiana per elevarci a persone che sono in grado di proporre alternative diverse.

  27. per freak, maggio 5, 2010

    Cara Francesca:
    nonostante il mio sfogo incontrollato, sono d’accordo sul fatto che rispondere con la violenza sia una sciocchezza. D’altronde le mie esperienze personali non hanno nulla a che vedere con l’argomento trattato. Ho solo sbroccato.
    Ma le alternative, ti chiedo, la protesta attiva, non dovrebbero essere più visibili?
    Premetto che apprezzo moltissimo le attività e le iniziative dei vari siti online, blog e quant’altro, che trattano di parità e violenza alle donne, e che seguo e frequento assiduamente.
    Tuttavia, controbattere ai megacartelloni che campeggiano nelle città con iniziative -se pur lodevoli- telematiche, o dibattiti e filmati di cui in pochi fruiscono, è efficace?
    La nostra protesta non dovrebbe uscire dalla rete e rendersi evidente nella realtà?
    La maggior parte della gente che ogni giorno posa lo sguardo su queste immagini non ha nessuna consapevolezza dei problemi di genere: le guardano con indifferenza, come elementi del paesaggio, sono assuefatti.
    Quello che vorrei, nella mia ingenuità, è la diffusione di manifesti, o volantini, o adesivi, o semplici scritte a pennarello, per “marchiare” questi cartelloni.
    Qualcosa che sia visibile a ogni passante, un piccolo sberleffo ironico alla commercializzazione del corpo, un’attività di subvertising.
    Come questa: http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/09/22/la-supremazia-della-taglia
    Sto facendo un discorso stupido o già proposto? Troppo ingenuo o irrealizzabile?

  28. per Panzallaria - Francesca Sanzo, maggio 6, 2010

    @freak: grazie dei tuoi due ultimi e bellissimi interventi. con donne pensanti stiamo proprio cercando di uscire dall’autoreferenzialità della rete con incontri in luoghi non consueti (lettura delle testimonianze di “Testimonia il femminile” nei parchi, nelle osterie ecc) e con altri progetti che si stanno concretizzando nella real life. Bisogna che sviluppiamo anticorpi, che facciamo in modo – come dici giustamente tu – che questi problemi tocchino la gente comune, quelli che non percepiscono nemmeno la distonia.
    l’idea di marchiare le pubblicità è bella e rischiosa insieme: secondo me bisogna trovare un modo alternativo e dialogico di affrontare la questione (di tutti) perché quello che dobbiamo proporre è un superamento, non la censura. Ma se riusciamo a studiare strade adeguate per azioni provocatorie, sarebbe molto bello. Perché intanto non ti iscrivi alla newsletter o al social net? così puoi anche entrare in un gruppo territoriale e soprattutto fare proposte al vaglio della collettività

  29. per Caterina, maggio 14, 2010

    Ciao a tutti, vi ringrazio di continuare nel tentativo di critica e polemica contro questa oggettivizzazione del corpo femminile.
    Siamo tutti stanchi che venga usato e strausato per pubblicizzare persino oggetti che non c’entrano nulla (divani? vacanze? telefonini?)
    Caterina

  30. per elena carrano, maggio 22, 2010

    ..UN CONSIGLIO E UNA DOMANDA AL SIG. GABRIELE R….
    “Ha mai pensato che se ci metteva il suo di culo…lo spazio pubblicitario vendeva di più?”…PARLIAMONE..!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *