34

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Oggi sono 34 gli anni che ho passato in questo mondo. 34 non è un numero che mi piaccia molto, 33 lo preferivo con il suo carico di simbologia cristologica, ma va bene lo stesso.

Ho 34 anni e la mia vita non mi fa tanto schifo, anzi: non posso proprio lamentarmi!

A Bologna piove come 34 anni fa, così io me ne sto rintanata in casa che devo lavorare un sacco e quindi ora – dopo scritto questo post – con la frollina dai nonni e Tino al lavoro, mi concentro sulle cose che ho lasciato un po’ indietro.

Ieri sera siamo stati tutti a cena da mia mamma, che voleva festeggiarmi e che aveva un po’ bisogno di Tino per sistemare il computer. Alla fine c’erano anche mio fratello e mia cognata, anche se non si capiva se sarebbero rimasti o meno perché – come al solito – mio fratello non ha mai le idee molto chiare su quel che vuole fare.

Lui con la frollina è una specie di salame secco.

Quelle poche volte in cui l’ha vista (e non è molto interessato all’argomento) le dà un paio di pacchette sulle spalle e riga. Un suo amico una volta – pensando che a me avrebbe fatto sorridere la cosa, invece mi ha solo potentemente incazzato – mi disse che al telefono, quando lui gli aveva chiesto della nipote, di come stava e come andava, mio fratello non si era ricordato nemmeno il nome della frollina, per cui potete capire il grado ( o presunto tale) di interesse che abbia per questa bambina.

Magari ogni tanto la osserva come osserva un topolino da laboratorio uno che ci passa di fianco ma non è uno scienziato e allora si chiede semplicemente “chissà a quale esperimento verrà sottoposto questo qui?” e poi torna ai propri affari.

E non le sorride. Cosa che la frolla non accetta mai senza lottare. Lo fa con tutti. Se qualcuno non sorride o c’ha una faccia storta o – più semplicemente – non la degna nemmeno di uno sguardo, allora lei ci prova con tutte le sue forze a ribaltare la situazione.

Ieri sera mi ha fatto scompisciare dalle risate. L’avevamo sistemata sul seggiolino da viaggio attaccato al tavolo, con un bel e cospicuo grissino da sgranocchiare mentre noi mangiavamo gli ottimi spaghetti di farro alle verdure che prepara mia mamma.

Lei si guardava intorno, annusando l’aria, studiando gli astanti. Io e suo padre siamo sempre noi, quindi nessuna novità di rilievo. La nonna, coi suoi capelli biondi e ricciolini la fa davvero impazzire. Si vede proprio che le sta particolarmente simpatica e che ci tiene alla sua approvazione. E lei non si esime dal lanciare imput alla nipote.

Mia cognata, con quelle lunghe treccine e la pelle colore della notte la affascina molto. E lei è carina con la frollina, ha dei bei modi gentili.

Mio fratello come sopra: un salame secco.

Ora. Stiamo mangiando. Si chiacchiera un po’. Si scherza un po’. La frolla capisce che è il suo momento e comincia a fare finta di tossire. A lei piace molto questa cosa di fare finta di tossire. Ogni tanto lo fa anche con me. Allora io che conosco il gioco le ho risposto, facendo finta di tossire anche io.

E lei ha rincarato la dose. Ha cominciato a fare finta di ridere. Giuro. La frollina c’ha questa risata grassa e contagiosa che è un piacere e lei lo sa che quando ride ci fa ridere a tutti. E allora ha usato la sua arma potentissima a comando, per essere al centro dell’attenzione.

E ha cominciato a ridere che nessuno la riusciva a fermare. E si capiva che era una risata finta, sembrava una che fa del teatro, perché impostava tutto come un’attrice navigata.

Guardava mia mamma e rideva finto. Guardava mio fratello e rideva finto ancora più forte, a vedere se si scioglieva un po’.

Guardava noi e rideva finto e a me sembrava che facesse pure l’occhiolino. Insomma, abbiamo cominciato a ridere tutti forte forte che ci ha contagiati.

Una risata unica che faceva eco per la casa. Lei sgranocchiava il suo grissino e rideva con la faccia tutta sozza di pane. Noi mangiavamo una forchettata di spaghetti e giù a ridere.

Anche SalameSecco è riuscito a smuoversi dalla sua posizione di stocafisso ambulante e ha riso un po’.

Io ho pensato con orgoglio che mia figlia forse sarà un po’ egocentrica – d’altronde con la mamma che si ritrova che in quanto a egocentrismo non è seconda a nessuno 😉 – ma di certo avrà sempre una simpatia dirompente e il dono di rendere speciali e divertenti tutti i momenti…

Siamo tornati a casa che erano già quasi le 1o di sera e lei si era addormentata come un ciocco in macchina. Una giornata lunga per la frolla che era stata dai nonni, poi a trovare le bimbe di una mia amica, con cui aveva gattonato come una matta fino alle 7 e alla fine a cena fuori dall’altra nonna.

Sta crescendo, minchia se sta crescendo. Il tempo è volato, c’avevate ragione, passano in fretta questi primi mesi di vita.

E a pensarci bene anche per me il tempo è volato.

E sono già 34.

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24 commenti
  1. Chiara
    Chiara dice:

    Tantissimi auguri! :-)))))))

    E non essere troppo dura con tuo fratello: anche uno dei fratelli di Mignolo è un po’ così (e guardacaso anche la sua compagna ha la pelle color della notte e le treccine!) e io non so se sarei stata diversa con un mio eventuale nipotino, prima di Amelia.
    Un po’ è sì disinteresse, ma molto è anche timore, diffidenza. Dovevi vedere come evitavo i cuginetti di Mignolo prima di avere Amelia… provavo autentico terrore all’idea di rimanere intrappolata con questi nanetti, dover essere gentile e non avere la minima idea di come rivolgermi a loro!

    Rispondi
  2. Quasimamma
    Quasimamma dice:

    Buon compleanno anche se con un giorno di ritardo..! Mi ritrovo molto nella descrizione che fai di tuo fratello. Il mio con Sara è praticamente uguale. Quanti anni ha, per curiosità?

    Rispondi

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  1. […] mamma nontalebana,  l’ordine lo decide lei a seconda della giornata. Tanti auguri a Panzallaria   « Il più bel libro mai scritto | […]

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